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Uta, violenza senza fine in carcere: detenuto pesta a colpi di sgabello un poliziotto e un sovrintendente

by Paolo Rapeanu
14 Agosto 2024
in apertura1, hinterland
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Uta, i parenti non vogliono sentirlo al telefono: detenuto si arrabbia e picchia il responsabile della sorveglianza
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Ennesimo caso di violenza nel carcere di Uta: “Nel pomeriggio di ieri un detenuto straniero con precedenti per aggressione, durante un cambio di cella si è rifiutato di entrare nella nuova stanza  e, armato di sgabello, ha colpito due agenti senza nessuna pietà. Impietoso il bilancio: rottura del braccio e 30 giorni di prognosi per il poliziotto e 7 giorni per un sovrintendente”, informa Luca Fais, segretario per la Sardegna del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Questa escalation di violenza che non vede nessuna fine a Uta è continuamente denunciata dal Sappe, ma non trova nessun riscontro in termini di trasferimento, da parte degli uffici del provveditorato penitenziario di Cagliari e del Dap di Roma, nei confronti dei detenuti autori di tali vili aggressioni”, denuncia il sindacalista. “Peraltro, ci chiediamo se non sarebbe stato più opportuno che l’intervento di spostamento del detenuto in questione fosse stato fatto la mattina e non la sera quando il personale è assai contenuto. Appare sempre più allarmante le condizioni lavorative che quotidianamente fronteggiano i poliziotti di Uta, costretti a subire in termini fisici sempre le stesse vilmente ad opera degli stessi detenuti già denunciati da tempo”.

 

 

 

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, è necessario intervenire sulla carenza di organico, sulle aggressioni al personale di polizia penitenziaria, sull’adeguamento delle risorse contrattuali e la dotazione del taser e della tecnologia a supporto della sicurezza. Per questo evidenzia che “da tempo, come Sappe, denunciamo le inaccettabili violenze che si verificano nelle carceri della Nazione: dal 2023 si sono registrati 1760 casi di violenza e 8164 atti di minaccia, ingiuria, oltraggio e resistenza”. Il leader del Sappe evidenzia i problemi connessi alla gestione dei detenuti stranieri, “da espellere per scontare la pena nelle carceri dei paesi di provenienza”, di quelli tossicodipendenti e degli psichiatrici, che non dovrebbero stare in carcere ma in comunità adeguate: “La loro presenza comporta da sempre notevoli problemi sia per la gestione di queste persone all’interno di un ambiente di per sé così problematico, sia per la complessità che la cura di tale stato di malattia comporta. Non vi è dubbio che chi è affetto da tale condizione patologica debba e possa trovare opportune cure al di fuori del carcere e che esistano da tempo dispositivi di legge che permettono di poter realizzare tale intervento”. Infine, il leader del Sappe ha ribadito la necessità “di potenziare gli uffici per l’esecuzione penale esterna attraverso le articolazioni territoriali della Polizia Penitenziaria, con personale opportunamente formato e specializzato. Difatti”, secondo il Sappe, “è proprio questa la mission futura dell’esecuzione penale, che dovrà concentrare tutti i propri sforzi sulle misure alternative alla detenzione che si prevede potranno interessare decine e decine di migliaia di affidati”

Tags: carcereSappeutaviolenza
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