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Home area-vasta

Uta, il nuovo carcere già scoppia: torna l’incubo sovraffollamento

by Redazione Cagliari Online
28 Giugno 2017
in area-vasta, hinterland
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“Hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 642 presenze per 567 posti letto i detenuti della Casa Circondariale di Cagliari-Uta, superando di gran lunga quindi il limite regolamentare e costringendo molti reclusi a convivere in quattro dentro celle progettate per due persone. In un solo mese nell’Istituto “Ettore Scalas” il numero dei ristretti è ulteriormente aumentato. Erano infatti 623 al 31 di marzo (588 a gennaio). I dati del Ministero della Giustizia, che fotografano la realtà detentiva isolana al 30 aprile, mostrano un quadro preoccupante anche perché la maggior parte dei reclusi – 1.591 su 2.268 – sono ristretti in cinque Istituti. Un dato particolarmente indicativo del fatto che la crescita esponenziale riguarda soprattutto persone sottoposte a un regime di sicurezza medio-alto mentre le carenze di organico degli Agenti e degli altri operatori limitano fortemente le attività trattamentali”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, con riferimento ai dati relativi alle 10 strutture penitenziarie isolane al 30 aprile 2017.

            “La condizione di disagio per l’alto numero di ristretti – sottolinea – riguarda quindi anche Sassari 468 presenze (455 quelle regolamentari), Tempio-Nuchis 173 (167), Oristano-Massama 267 (260), Lanusei 41 (33). Si deve infatti considerare che, eccetto Lanusei, gli Istituti di Tempio e Oristano sono destinati al regime di Alta Sicurezza; a Sassari c’è il padiglione del 41bis e a Cagliari è stata attivata una sezione AS. Soltanto 677 cittadini privati della libertà si trovano nelle altre strutture detentive comprese le tre Colonie Penali. In Sardegna insomma sembra delinearsi purtroppo sempre più nettamente una realtà fuori dalla logica del reinserimento sociale ma piuttosto orientata al puro contenimento. Nonostante le rassicurazioni del DAP e del Ministero della Giustizia che hanno sostituito al termine celle quello di “camere di pernottamento”, nella maggior parte degli Istituti sardi, ed in particolare in quelli con il più alto indice di presenze, le attività diurne sono ridotte al minimo e i detenuti restano chiusi dalle 20 alle 22 ore al giorno”.

            “Occorre altresì ricordare che le condizioni di vita dei reclusi sono rese ancora più difficili dalla distanza dai centri abitati e dalla mancanza di prospettive di lavoro e reinserimento. In particolare la Casa Circondariale di Cagliari è ubicata in un’area industriale dove predomina la desolazione. E non si può sottacere che la pianta organica è gravemente insufficiente al punto che non ha neppure un vice direttore, mentre ne sono previsti due. Dispiace insomma rimarcare – conclude la presidente di SDR – che la Sardegna nella visione del Dipartimento è ancora un luogo dove la reclusione è fine a se stessa”.

Tags: carcereuta
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