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Università, un metabolimetro misura lo sforzo di 40 speleologi

by Redazione Cagliari Online
28 Giugno 2017
in cagliari, centro-storico
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Per la prima volta al mondo un gruppo di speleologi ha utilizzato, con l’ausilio e sotto il controllo di ricercatori universitari, un metabolimetro, un piccolo apparecchio legato ad un braccio in grado di misurare vari parametri fisiologici, incluso il dispendio energetico.

Il risultato della ricerca – che puntava proprio ad analizzare il dispendio energetico durante un’esplorazione speleologica – è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale PLOS ONE ed è frutto della collaborazione di alcuni ricercatori dell’Università di Cagliari (Andrea Rinaldi, Stefano Cabras, Antonio Crisafulli, Nicoletta Curreli, Elisabetta Marini) e alcuni collaboratori esterni, incluso un componente del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico della Sardegna (Valerio Tuveri).

Nella ricerca è stata coinvolta una quarantina di speleologi sardi di entrambi i sessi e di varia esperienza che, per conto dei ricercatori, hanno esplorato per circa 10 ore una delle grotte più belle dell’isola, Su Palu, nel Supramonte di Urzulei (Ogliastra, Sardegna). Per realizzare lo studio è stato necessario superare notevoli ostacoli logistici ed organizzativi.

Finora non esistevano dati relativamente a questa attività fisica che si svolge in un ambiente del tutto particolare, e che coinvolge molte decine di migliaia di appassionati nel mondo. Avere informazioni precise riguardo la fisiologia dell’esercizio in grotta è determinante per ideare programmi di training ad hoc per gli speleologi, determinare i requisiti nutrizionali ed una dieta bilanciata per chi intraprende questa attività, contribuire a ridurre il rischio di incidenti (causati spesso dallo sfinimento) e supportare le relative attività di soccorso (spesso molto complicate e prolungate nel tempo).

“La Sardegna possiede uno straordinario patrimonio speleologico, che costituisce un laboratorio di eccezionale rilevanza in una vasta serie di ambiti scientifici – sottolinea Giorgia Antoni, speleologa, biologa e nutrizionista, ideatrice della ricerca – Nel nostro caso, abbiamo cercato di acquisire dati su un aspetto importante ma poco noto, cioè il dispendio energetico dell’esercizio fisico in grotta, che può essere significativo per lo speleologo, vista la durata di molte esplorazioni”.

La ricerca si è anche concentrata sulla nutrizione nella pratica speleologica, un elemento cui qualsiasi attività fisica è strettamente collegata. Per questo, è stata misurata la composizione corporea degli speleologi prima e dopo l’esplorazione, per valutare le differenze nella distribuzione di massa magra/grassa e lo stato di idratazione, e si sono monitorate le abitudini alimentari degli speleologi e il relativo apporto calorico.

“Si tratta di un classico esempio di ricerca multidisciplinare, nella quale metodi ed approcci derivanti dall’antropologia fisica, la fisiologia, le scienze motorie, e la biologia della nutrizione hanno contribuito a fare luce (è proprio il caso di dire) sul comportamento dell’organismo umano in un ambiente dalle caratteristiche uniche, come quello della grotta – spiega Andrea Rinaldi – Siamo convinti che ci sia ancora molto da imparare, e contiamo di continuare la nostra collaborazione con gli speleologi sardi”.

Il team di ricercatori adesso focalizzerà la propria attenzione sull’analisi dei risultati della capacità fisica degli speleologi che si sono prestati allo studio. “È attualmente in stesura un ulteriore articolo dove si farà il punto sulla intensità dello sforzo sostenuto da questi soggetti durante le circa 10 ore di attività che ha richiesto l’esplorazione della grotta” aggiunge Antonio Crisafulli.

“Un ringraziamento particolare va ai numerosi speleologi che volontariamente si sono prestati per questa attività di ricerca – conclude Antoni  – Appartengono a vari gruppi speleo dell’isola, incluso il Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano, l’Unione Speleologica Cagliaritana, il Centro Speleologico Cagliaritano e lo Speleo Club Oristanese”.

 

Foto di Silvia Arrica 

Tags: Cagliariricercauniversità
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