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Home calcio

Un quartiere difficile e la scelta del pallone: storia di Caio Rangel

by Redazione Cagliari Online
22 Giugno 2017
in calcio, sport
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Nascere a Rio de Janeiro nel Complexo do Alemao non dev’essere la migliore delle sorti: la violenza, seppur nettamente diminuita nel corso degli ultimi anni grazie all’intervento del governo dello stato e delle unità di polizia di pacificazione, ogni giorno fa da padrona nelle strade della favela. Ma se grazie all’appoggio della famiglia si sceglie di percorrere la retta via, fuggendo la criminalità e preferendo rincorrere un pallone, allora si hanno speranze.

Caio Rangel lo sa bene, e la sua perseveranza e lo stare sempre nel posto giusto gli hanno consentito di divenire un piccolo gioiello del calcio brasiliano. Sin dalle giovanili del Flamengo il classe ’96 ha impressionato per abilità nel saltare l’uomo, per lo spunto nel breve e per la tecnica. Più volte il ragazzo è stato invitato a rinforzare le squadre della “baraccopoli”, ma la madre, la signora Nilda, gliel’ha sempre vietato: non voleva infatti che il figlio rischiasse di entrare in loschi ambienti, oltre a farsi male, deragliando ogni prospettiva di carriera. Ha raccontato Roberto Silva, padre del giovane: “La famiglia è molto importante per i ragazzi che vivono in questi quartieri. Ho accompagnato sempre mio figlio, è fondamentale per un giovane sentire l’apporto dei genitori. Abbiamo parlato molto sulla strada che portava ad ogni allenamento. A prescindere dall’essere un padre, io sono suo amico”.

La costanza e le grandi qualità hanno consentito a Caio di esordire lo scorso anno nella prima squadra rossonera; intanto, dall’Italia, il suo talento è stato notato dal tecnico Zdenek Zeman, il quale al suo arrivo a Cagliari lo ha fortemente voluto per stargli accanto nel processo di crescita: Rangel non poteva farsi sfuggire l’occasione della vita.

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Tags: Caio Rangeli genitorila storia
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