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Successioni ereditarie, aspetti pratici: ecco cosa occorre fare

by Marcello Polastri
23 Giugno 2017
in area-vasta, hinterland
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“L’Angolo del diritto”, a cura dell’Avv. Matteo Cabras 

Gli eredi, sia legittimi sia testamentari, devono accettare l’eredità o con una dichiarazione scritta o implicitamente, compiendo atti di amministrazione del patrimonio ereditario. Chi non intende accettare l’eredità dovrà fare apposita dichiarazione di rinuncia, avanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale. Se un erede non può o non vuole accettare l’eredità subentrano i suoi figli nella sua stessa posizione (cd. rappresentazione). Da tenere in considerazione la circostanza che anche i debiti vengono ereditati. L’erede perciò corre il rischio di pagare i debiti anche se superano il valore dell’eredità. Per evitare ciò, quando si è in presenza di debiti o di una situazione non troppo chiara, è bene accettare l’eredità «con beneficio di inventario», cosa che dà modo all’erede di mantenere il suo patrimonio separato da quello del de cuius e di pagare i debiti ereditari solo nei limiti dell’attivo. Dopo l’apposita domanda presentata al Tribunale, viene nominato un notaio o un cancelliere che deve redigere l’inventario elencando tutto quello che fa parte dell’eredità, con descrizione degli immobili, stima dei mobili, indicazione delle somme di denaro, dei crediti, dei debiti, di tutte le attività e passività. Chi, interessato a una eredità, teme che alcuni beni o documenti possano essere sottratti o confusi, può chiedere, con ricorso d’urgenza al Tribunale, l’apposizione dei sigilli, cioè la chiusura dei luoghi dove si ritiene siano conservati beni o documenti ereditari. Seguirà poi la rimozione dei sigilli e la redazione dell’inventario. Entro il termine di sei mesi dal decesso, gli eredi devono presentare all’Ufficio del registro del luogo dove era stabilito l’ultimo domicilio del defunto la denuncia di successione, con l’elencazione di tutto ciò che compone l’eredità. Ciò si fa compilando appositi moduli. Dopo gli accertamenti fiscali, verrà pagata l’imposta di successione, la cui aliquota varia in relazione al grado di parentela fra l’erede e il defunto e in relazione al valore delle quote ereditarie. Al fine di procedere alla divisione dei beni ereditari, la prima operazione necessaria è la «formazione della massa ereditaria», che consiste nella elencazione di tutte le attività e passività del defunto. Sono compresi anche quei beni che il defunto aveva donato in vita ai discendenti o al coniuge (collazione), a meno che non si tratti di donazioni di modesto valore. Si procede quindi alla stima dei beni singoli, con riferimento ai prezzi correnti di mercato, e quindi alla formazione di porzioni corrispondenti alle quote di ciascun erede. Ogni porzione, salvo diversi accordi, deve comprendere una quantità di mobili, immobili e crediti, in proporzione alle rispettive quote. Se ciò non è possibile, la differenza viene compensata in denaro. I beni che un erede ha ricevuto in vita vengono considerati nella sua quota. Se vi sono immobili che non possono essere divisi, essi vanno per intero ai coeredi che hanno diritto a una quota maggiore con conguaglio in denaro per gli altri; oppure si procede alla vendita e si divide il ricavato. Anche i debiti ereditari vanno divisi fra gli eredi in proporzione delle rispettive quote; su loro accordo si può procedere prima al pagamento dei debiti e in seguito alla ripartizione dell’attivo.

Per approfondimenti specifici e/o informazioni lo studio rimane a disposizione previa segnalazione all’indirizzo e-mail: avvmatteocabras@libero.it

 

Tags: Avv. Matteo CabrasdirittoSuccessione
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