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Silvia Piras, la scultrice di Decimo si mette a nudo e viene censurata da Fb e Instagram

by Jacopo Norfo
13 Ottobre 2017
in lungo-la-130
0
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Silvia Piras, 45 anni, scultrice di Decimoputzu, decide con coraggio di mettersi a nudo in nome dell’arte, ma in poche ore finisce censurata sia da Facebook che da Instagram

La foto “incriminata” è questa:

E la potete trovare anche qui: http://www.silviapiras.it/it/portfolio/progetti/118-legami-questioni-di-accento.html

 I social network hanno evidentemente ritenuto troppo osè questa foto, che per Silvia voleva invece solo esprimere concetti molto chiari: “I miei lavori sono autoritratti, le mie sculture rappresentano una condizione di restrizione, una sofferta impossibilità per le donne di godersi l’eros- spiega Silvia Piras- l’Eros nel modo in cui lo si vorrebbe. Poi la corda invece rappresenta i legami, la ricerca che sto facendo ora per la mia nuova mostra  nasce con la dea madre. Bene, ho voluto regalarle con questa posa l’eros che forse non le è mai stato concesso”.

Silvia Piras spiega nei dettagli come è nata questa sua bella idea, a parlare è un’artista innamorata del suo mestiere, delle sue passioni. “Devo preparare una performance di danza per il vernissage- racconta- la ballerina userà le corde. Domenica siamo in backstage e volevo provare inizialmente a farmi venire delle idee. Poi ho visto il risultato della foto: mi è piaciuta, sono io. In pochi minuti ha fatto 400 visualizzazioni, poi sono stata censurata da Fb e Instagram. La corda invece, rappresenta il modo di legarsi per scelta”.  Dal 16 al 24 novembre le opere di Silvia Piras saranno esposte al May Mask, in via Giardini 149 a Cagliari. Si tratterà di un vernissage con performance di danza contemporanea e finissage forse con performance shibari.

Oggi su Fb con un post Silvia Piras ha ironizzato sulla censura: “Pare sia finito il periodo punitivo in cui Facebook mi ha ammonita per aver fatto una cosa brutta brutta brutta…
Ho pubblicato una foto di nudo!”La virtù del sapiente non è che arte del godere, ossia di procurarsi il maggior godimento possibile, padroneggiando il piacere e pur seguendolo come unica e suprema norma dell’agire (Aristippo)”.

Mentre nel suo sito www.silviapiras.it, la scultrice di Decimoputzu spiega ancora meglio la questione: “Le corde avviluppano i corpi voluttuosi tessendo trame decorative, annodando, come conferme di un ricercato desiderio di eros, promesse e bisogni di legami, di piacere e di sentire oltre il sacro.

La Dea Madre mediterranea  incontra l’arte della legatura  giapponese, lo Shibari, dapprima antica tecnica contenitiva di prigionia, diventa nel tempo un gioco di seduzione.

Il tema predominante è la donna in quanto femmina, con tutti i suoi tabu, le sue rinunce, le sue relegazioni, il suo dovere.
Le forme voluttuose di questi corpi senza testa, sono considerate nel valore oggettivo in quanto brocche, vasi, contenitori di vita, gestanti di novità materiali e mai emotive, personali, sentimentali allo stregua delle figure di Dea Madre che vogliono rappresentare unicamente l’aspetto sacro dato dalla fertilità, dalla procreazione, dal potere insito nell’anatomia femminile capace di generare e nutrire altra vita.

Dov’è l’Eros nel dovere atavico attribuito al corpo femminile, dove sono i sentimenti, le emozioni, l’amore, i legami…?

Con l’antica arte della legatura giapponese dello Shibari, si aggiunge l’elemento che denota l’aspetto dell’eros, la devozione al suo uomo per pura volontà come atto di amore; una “schiavitù” scelta, consapevole, che sostiene il suo diritto al piacere, un legame saldo, una ponderata forma di appartenenza, una promessa indissolubile”.

Tags: decimoputzuSilvia Piras
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