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“Ristoranti chiusi alle 23 a Cagliari? Una mazzata paurosa dopo mesi di sacrifici”

by Paolo Rapeanu
5 Ottobre 2020
in apertura1, cagliari
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“Ristoranti chiusi alle 23 a Cagliari? Una mazzata paurosa dopo mesi di sacrifici”
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I ristoranti chiusi alle 23 (o, addirittura, alle ventidue) in tutta Italia? È una delle idee che sta circolando con molta insistenza nelle ultime ore e che potrebbe (il condizionale è quanto mai d’obbligo) finire nel nuovo Dpcm presentato, nei prossimi giorni, dal Governo Conte. L’obbiettivo sarebbe quello di “tagliare” tutte le possibilità di assembramenti e di socializzazione nei luoghi al chiuso. Una verità definitiva si deve ancora conoscere, ma le vene nei polsi dei ristoratori cagliaritani iniziano già a tremare. Per loro, stando a più di una testimonianza, sarebbe una sorta di “parziale, ma nuovo, lockdown”. E nel mirino ci finiscono soprattutto gli orari, giudicati inadatti per una regione del sud. Per spiegare: se a Milano o Verona gli abitanti sono abituati a cenare anche alle 19 o alle 19:30, a Cagliari sono pochi i casi di chi si siede a tavola prima delle venti e trenta.

“Chiudere alle 23? Se significa dover abbassare la serranda dei miei ristoranti, allora i danni sarebbero molto grandi. Dovrei far accomodare i clienti per poco più di un’ora ai miei tavoli?”, chiede, sgomento, Alberto Melis, titolare di due ristoranti e un bistrot tra la Marina e il Poetto. “Non siamo nel nord dove i locali si frequentano anche dalle diciotto, i nostri orari di lavoro e ritmi sono diversi. Se ci imporranno il taglio dell’orario serale sarà sicura la perdita di un’importante fetta degli incassi. Abbiamo sempre rispettato le regole, ho anche atteso prima di ripartire dopo il lockdown per garantire la massima sicurezza ai miei clienti. A cosa serve farci chiudere alle 23? La gente girerà comunque, a quel punto dovrebbero istituire un coprifuoco totale. Il vero errore è stato quello di aver fatto riaprire, nei mesi scorsi, le discoteche: nei miei locali non ho avuto un solo caso di Coronavirus”. Critica anche Anna La Robina, da qualche mese alla guida, con la sua socia Patrizia Piras, di un ristorante nel viale Sant’Avendrace: “Stavolta rischiamo di non rialzarci più, il ristorante è aperto solo da maggio e diamo lavoro a sei persone. Il cagliaritano, per tradizione e abitudine, mangia solo dopo le 20:30. Non è pensabile mettere un timer a chi è seduto a tavola”, afferma decisa, “se il Governo approverà la restrizione dell’orario serale per noi sarà molto complicato. Lo trovo, comunque, ingiusto: tra sanificazioni e materiale monouso seguiamo tutti i protocolli che ci hanno imposto. Spero che, nel caso, la politica abbia anche pensato a come aiutarci economicamente o, per molti, sarà un dramma: durante il lockdown a me sono arrivati solo, due volte, i 600 euro del bonus. Il virus ha circolato nelle discoteche, dove i giovani fanno assembramenti. Non certo, almeno, nel mio ristorante. Fare consegne a domicilio la sera o l’asporto? Non sarebbe utile per sopperire alle perdite economiche”.

Tags: Cagliari
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