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Monserrato tra crisi e giovani in fuga: “Una città morta senza movida e con troppe case vuote”

by Paolo Rapeanu
14 Maggio 2019
in apertura1, hinterland
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Monserrato tra crisi e giovani in fuga: “Una città morta senza movida e con troppe case vuote”
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Meno di ventimila abitanti, sparpagliati tra un centro storico sempre più vuoto, il confine con Selargius e la zona a ridosso del Policlinico universitario. Monserrato si prepara a tornare al voto, e tra chi vive e lavora gli appelli al futuro sindaco o sindaca somigliano a dei giganteschi sos. Si va dalla crisi, refrain buono per tutte le stagioni, passando per la mancanza di attrazioni ed eventi e la grande ed inarrestabile fuga dei giovani. Difficile scorgere ragazzi e ragazze seduti a chiacchierare nelle panchine della centralissima via del Redentore, l’età media supera abbondantemente quota cinquanta. Molte abitazioni del centro storico sono vuote, chi studia nel maxi complesso universitario della 554 sceglie di vivere in affitto a Cagliari e, quando scende la sera, non c’è un rione “simbolo” della movida. E, a detta dei negozianti, “la città si trasforma in un mortorio” anche di notte.

Nicolas Trudu, 38 anni, dal 2011 gestisce una pescheria: “Tanto miei coetanei sono già andati altrove da anni, io grazie a Dio mi trovo bene qui. Nella zona serve più flessibilità per quanto riguarda i parcheggi, spesso fioccano le multe anche se un’automobile viene parcheggiata un po’ male. Manca la movida, a Monserrato. La sera i giovani si riversano a Cagliari per divertirsi, qui il massimo della ‘vita’ è mangiare un gelato in piazza Hollywood d’estate, ma poi in inverno non c’è nulla”. Filippo Sollai è tra i pochissimi calzolai rimasti in città, “e l’unico in questa zona”, precisa subito il cinquantenne. “Siamo sempre di meno qui a Monserrato, sta mancando la gente. La crisi? C’è, tra centri commerciali e internet. Non c’è proprio un ricambio generazionale, sempre più vecchi e sempre meno giovani. Il prossimo sindaco dovrà sbloccare tutto il centro storico, ci sono troppe case vuote. La gente dove tornare a vivere qui, anche nel centro storico, solo così potremmo lavorare e ‘uscire’ da questo deserto”.

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