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Matteo di Cagliari: “Operatore call center da 12 anni tra clienti che insultano e stress”

by Paolo Rapeanu
14 Ottobre 2019
in apertura1, cagliari
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Gli insulti? “Sì, più di una volta. I clienti pensano che, visto che svolgo assistenza telefonica, allora io non stia lavorando”. Scontato dire che, invece, non è così. Matteo Angioi, trentadue anni, di Cagliari, quasi subito dopo la fine delle scuole superiori, “sono diplomato in Ragioneria”, inizia a lavorare nel mondo, fatto di cuffie, microfoni e turni spesso lunghi, dei call center. La sua mansione è chiara: “Aiuto i clienti che devono inviare le richieste di finanziamento e mi occupo anche del post-vendita se una pratica è già attiva”. E fin qui, tutto bene. Anche perchè, con un “contratto a tempo indeterminato”, lo spazio per le lamentele, solitamente, non c’è. Ma passare ore e ore a parlare, spiegare e, a volte, tranquillizzare persone, non sembra essere semplice come bere un bicchiere d’acqua: “Guadagno ottocento euro al mese, non si vive. Le banche non ti concedono il mutuo. I clienti”, poi, “non sempre mi rispettano per la mansione che svolgo. Pensano che, svolgendo assistenza telefonica, io non stia lavorando. Più di una volta sono stato insultato, devo sempre mantenere la calma e farli ragionare”, racconta il 32enne, che ha il ruolo di rappresentante sindacale della Uilcom.
“Ogni giorno mando curriculum per cercare di trovare un lavoro che mi permetta un futuro diverso”. Sinora, però, nulla di nulla. Angioi concorda sul fatto che, spesso, le telefonate a possibili nuovi clienti vengono fatte in orari non propriamente civili: “Sì, chi fa l’outbound è obbligato a contattarli durante la pausa pranzo”, per esempio, perchè “è l’unico momento nel quale rispondono. Anche chi ci contatta, però, lo fa ad ogni ora”. Tirando le somme, lavorare in un call center “è molto usurante. Alla fine anche lo stress è elevato. Cerco di staccare il più possibile quando esco con gli amici”. In quei momenti, ben distante dallo schermo di un pc e con le orecchie “libere”, Matteo Angioi pensa a tutto fuorchè “al mio lavoro”.
Tags: Cagliaricall centeroperatore
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