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“L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”, il manifesto choc a Roma

by Redazione Cagliari Online
14 Maggio 2018
in rubriche
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“L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”, il manifesto choc a Roma
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“L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”, è il manifesto choc comparso a Roma, frutto della campagna CitizenGO #stopaborto, in preparazionedella Marcia per la Vita di sabato 19 maggio. Una manifesto che sta scatenando non poche polemiche con la richiesta alla sindaca Virginia Raggi di rimuovere tutti i cartelloni.

In un comunicato il movimento femministra  Non una di meno di  Macerata scrive: “L’ ennesimo attacco alle donne e questa volta ancora più ignobile.  Usare il femminicidio per cavalcare la campagna contro l’ aborto è un insulto verso le donne chiediamo immediatamente che venga rimosso questo cartellone è assurdo che si descriva come prima causa di femminicidio l’ aborto. La causa dei femminicidi avvengono per mano di fidanzati, mariti, famigliari che decidono di uccidere le donne in quanto le ritengono di loro proprietà e di poter decidere sulle loro vite aggiungono -. Ribadiamo il problema strutturale della violenza sulle donne si chiama Patriarcato.  L’ autodeterminazione delle donne che decidono sul loro corpo non è femminicidio ma una scelta libera di essere madri.  gli aborti in Italia sono dati alla mano in calo. Colpevolizzare le donne per una scelta di maternità è un ulteriore violenza e controllo sui corpi delle donne.  Come femministe stiamo assistendo ad un accanimento contro la 194 a poche decine di giorni dal suo 40esimo anniversario dalla legge, vi è un offensiva contro le donne è le sue scelte.  Ribadiamo il nostro impegno nel difendere la legge 194 che in Italia viene applicata in minima parte, non garantendo un diritto imprenscindibile, la salute delle donne.  Non vi è una campagna sulla contraccezione, un educazione sessuale nelle fasce adolescenziali, queste carenze dimostrano l’ arretratezza e la riottositá nel trattare la salute femminile, piuttosto punta nel condannarle nelle proprie scelte. “

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