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“Io, autista 118 nell’emergenza Covid: chi passa davanti al Santissima Trinità conta le ambulanze e si spaventa”

by Paolo Rapeanu
22 Ottobre 2020
in apertura1, cagliari
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“Io, autista 118 nell’emergenza Covid: chi passa davanti al Santissima Trinità conta le ambulanze e si spaventa”
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Ha scelto di dedicare, ogni giorno della sua vita, qualche ora al volontariato. E, da quando è scoppiata l’emergenza Covid, non ha mai detto di “no”. Moreno Ollargiu, 40enne di Maracalagonis, è uno degli autisti della Quartu Soccorso. “Volontario”, precisa sin da subito. Anche lui, come tanti altri ragazzi, ha varcato la sbarra dell’entrata del Santissima Trinità, il Covid Hospital di Cagliari “ingolfato” dagli arrivi di ambulanze. Tutti “solo” sospetti Covid, sino all’esito del tampone. Le immagini delle tante ambulanze in fila e in attesa degli ultimi giorni sono state viste, praticamente, in tutta la Sardegna: “Una settimana fa abbiamo portato una donna quartese con la febbre, l’hanno visitata dopo due ore. Ieri siamo arrivati con, a bordo, un’altra donna, aveva la febbre a trentotto. È stata visitata dopo dodici ore, il pronto soccorso era pieno e i medici e gli infermieri, come sempre, si stavano ‘massacrando’ dal lavoro”, racconta Ollargiu. Quando il telefono squilla, durante il turno, non si può non rispondere “presente”, e andare a prestare soccorso. “Il mio turno dura sette ore, ma per l’emergenza legata al virus i tempi si possono allungare. Ieri notte ho smontato all’una, avevo preso servizio verso le quattordici. Quando attendiamo nel piazzale esterno, noi volontari ci aiutiamo l’uno con l’altro: i soccorritori devono indossare le tute speciali sino a quando il paziente non viene preso in carico, solo dopo possono ‘respirare’ e andare a svestirsi dentro una tenda speciale, messa a disposizione dall’ospedale. È una situazione infernale, soprattutto in questi ultimi giorni: tante ambulanze, i tempi di attesa sono lunghi”.

“Se le cose non cambieranno, spero che vengano destinati al Covid anche altri ospedali, come il San Giovanni di Dio o il Binaghi”, afferma, sicuro, Ollargiu. “Ogni volta che mi metto alla guida dell’ambulanza e so che devo intervenire per un sospetto caso di Coronavirus, penso a mia figlia di tre anni e alla mia compagna, e prego che tutto vada per il meglio”. E, nell’infinito e, forse, sin troppo “vasto” mondo dei social, c’è chi ha bollato come “un’esagerazione” (giusto per utilizzare termini non troppo duri) l’emergenza delle ambulanze fuori dal Santissima Trinità: “Solo chi non vede può parlare così. Le persone che passano davanti all’ospedale si fermano e restano a bocca aperta, comprendendo che c’è un’emergenza. Col virus non si può scherzare o, addirittura, dire che non esista: arrivati a questo punto, è assurdo anche il solo pensare di non essere in piena emergenza”.

Tags: autistacovid
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