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Figlio rinchiuso a Uta, il dolore di una mamma: “Impossibile prenotare colloqui o portare pacchi”

by Paolo Rapeanu
23 Gennaio 2023
in apertura1, hinterland
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Figlio rinchiuso a Uta, il dolore di una mamma: “Impossibile prenotare colloqui o portare pacchi”
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Il cuore di una madre è più grande di tutto e l’amore per un figlio supera, di gran lunga, anche maltrattamenti e altre situazioni gravi, da codice penale. Alessandra A., 50enne di Quartu, dai primi di gennaio non può più vedere il figlio, un ventenne, perchè è stato rinchiuso a Uta: domiciliari, ottenuti dopo aver guidato l’auto della mamma senza patente, li ha persi dopo due evasioni. E c’è di più: “A febbraio dovrò subire un processo per una sospetta rapina, a giugno per maltrattamenti in famiglia compiuti nei miei confronti”, spiega la donna. Che ha contattato la nostra redazione  non tanto per raccontare le difficili situazioni della sua famiglia, quanto per lanciare un sos: “Ditemi come devo fare per poter vedere mio figlio e per fargli avere i pacchi con pentole, cibo e altri prodotti”. Stando al suo racconto, infatti, “c’è un numero da comporre per poter prenotare i colloqui o per chiedere informazioni, sapere che generi alimentari siano consentiti, avere un riferimento per poter fare un vaglia”. Ma riuscire ad ottenere una risposta sembra essere proprio un’impresa.
“Compongo il numero del centralino e lo trovo quasi sempre occupato. Le rare volte che squilla libero si inserisce un disco e, dopo lunghe attese, cade la linea. Se non si riesce a rispondere basterebbe un sito per prenotare i colloqui, in cui venga evidenziato ciò che è ammesso portare e vari riferimenti per accrediti, la dimensione dei pacchi. È la prima volta, per fortuna o purtroppo, che un mio familiare è in carcere. Non sto chiedendo l’impossibile, ma solo avere le dovute informazioni. Voglio troppo bene a mio figlio per lasciarlo solo e senza aiuti”.
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