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Dachau, il campo maledetto: la follia dell’uomo e il freddo nelle ossa

by monicapanzica
20 Giugno 2017
in il-diavolo-sulla-sella, rubriche
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Arbeit Macht Frei. Il lavoro che nobiltà orrore e follia. Nel 1945, per precisione, il giorno ventisette il campo di sterminio di Auschwitz è liberato dall’Armata rossa, non ci sono stato, abbiamo letto pensato, riflettuto su quest’aberrazione. Dire che quello che successe durante la guerra mondiale fu una follia e dir poco. Tanto colpisce della perfidia e della pazzia dell’uomo, la costrizione d’altri uomini che la pensano diversamente, i forti contro i deboli, le differenze del colore della pelle. I muri che sono innalzati in quel di Berlino, come ancora oggi (non fare tesoro della propria storia) in quel di Israele. La shoah e la questione palestinese dove l’insegnamento del genocidio avrebbe dovuto fare da spartiacque e da dottrina. L’animo umano è contorto ma riscontriamo che non vi è mai limite oggi come ieri di fronte alle viltà, all’eccesso di parole, all’eccesso di terrore. Non sono stato ad Auschwitz ma a Dachau – Monaco, fu il primo campo di sterminio li erano addestrati i futuri capi dei lager. Complice la pioggerellina fitta o la giornata uggiosa, l’acqua che ti entrava in ogni poro della pelle, di certo non dimenticherò mai quel giorno. Così gli amici con cui visitai il campo.

Ancora oggi, quando c’incontriamo, ne parliamo: il cancello e la scritta che ti accolgono, il museo, i ricordi, la storia scritta o filmata ammorbano l’animo. Percorri il lungo tratto dei capannoni per uomini, donne, sacerdoti, politici, oppositori, italiani ecc. Arrivi ad un piccolissimo casolare, ti aspetti sia un magazzino. E’ recintato entri e ciò che hai visto prima non ha paragone, complici racconti fai memoria, delirio. Un’anticamera, un locale che stenti a capire che è un bagno, un’altra anticamera, un portone simile alle chiusure stagne delle navi con la scritta: brausebad – sala docce. E’ la camera a gas, bassa opprimente, in cui rimbombano persino i passi, quasi vi fossero ancora il terrore o la gioia per la fine vicina di chi fu ucciso. Lo sconcerto diventa sempre più forte. Attraversi la camera a gas, arrivi ai forni crematori, ancora quelli “originali”. Sembra di essere di fronte agli esseri umani che vi passarono, di udire le loro voci, lo strazio dei bimbi. Non contieni più brividi è certamente la pioggia fittissima che ti ha bagnato completamente, giustificando il freddo interiore. Si aggiunge una lacrima di dolore, e invisibile commozione che solca il viso. Le canzoni, gli scritti, i film e quant’altro, lo dico con dovuto rispetto e sincerità, non danno il senso della devastazione morale di enormità. L’uomo non ha limiti nella sua follia. Non dimenticheremo mai quel giorno a Dachau ed è meglio per tutti non dimenticare. Altro che il baraccone della festa della Birra in Monaco, che avevamo previsto come passatempo. Arbeit macht frei: il lavoro nobilita l’uomo? Non è il caso. 

Tags: dachauebreigiornata della memorianazismo
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