Casteddu On line
  • Cagliari
  • Hinterland
  • Sulla Sulcitana
  • Sud Sardegna
  • Sardegna
  • Calcio
  • Eventi
  • Contatti
  • SOSTIENICI
  • Cagliari
  • Hinterland
  • Sulla Sulcitana
  • Sud Sardegna
  • Sardegna
  • Calcio
  • Eventi
  • Contatti
  • SOSTIENICI
No Result
View All Result
Casteddu On line
No Result
View All Result
Iscriviti al canale
Home eventi

Da martedì 5 marzo l’Enrico IV di Pirandello con Carlo Cecchi tra Sassari e Cagliari

by Redazione Cagliari Online
5 Marzo 2019
in eventi
0
Share on FacebookShare on Twitter

L’enigma della follia e lo spirito d’artista tra emarginazione e libertà: si alza il sipario sull’ “Enrico IV” di Luigi Pirandello nell’interessante mise en scène firmata da uno dei grandi maestri del teatro contemporaneo, l’attore e regista Carlo Cecchi, in cartellone – in prima regionale – martedì 5 marzo alle 21 al Teatro Comunale di Sassari e da mercoledì 6 marzo fino a domenica 10 marzo  (tutti i giorni da mercoledì a sabato alle 20.30, il giovedì doppia recita con la pomeridiana alle 16.30 e la domenica alle 19) al Teatro Massimo di Cagliari per la Stagione 2018-2019 de La Grande Prosa & Teatro Circo organizzata dal CeDAC – nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

Sotto i riflettori lo stesso Carlo Cecchi (che ha curato l’adattamento del testo, oltre alla regia) nel ruolo del protagonista il quale, rifugiatosi dietro la maschera della pazzia e trasformatosi in “capocomico” di una compagnia di “buffoni”, tira le fila dell’intera “rappresentazione”, in un raffinato gioco di specchi tra arte e vita. Nel cast spiccano i nomi di Angelica Ippolito (già apprezzata interprete eduardiana), Gigio Morra e Roberto Trifirò, accanto a Dario Caccuri, Edoardo Coen, Vincenzo Ferrera, Davide Giordano, Chiara Mancuso e Remo Stella: un affiatato ensemble per un intrigante meccanismo metateatrale, ai confini tra realtà e finzione, in cui attraverso un meraviglioso artificio si mette a nudo la verità. Le atmosfere e la temperie culturale e (e sociale) dell’ “Enrico IV” – nell’allestimento di Marche Teatro – prendono forma grazie alle evocative scenografie di Sergio Tramonti e ai costumi di Nanà Cecchi, con il disegno luci di Camilla Piccioni, nel contrasto tra la rievocazione storica e l’attualità. L’insolita e stravagante “terapia d’urto” suggerita da un insigne medico per spezzare l’incantesimo e riportare un pazzo in seno alla società, facendogli rivivere la fatale giornata dell’incidente avrà effetti imprevedibili: mentre tutti intorno a lui si affannano a recitare una parte, il protagonista rivela la sua lucidità e ottiene finalmente la sua vendetta – con un sorprendente coup de théâtre.

Figura di spicco del panorama italiano – e non solo – artista di straordinario talento, formatosi alla scuola di Eduardo De Filippo e alla luce dell’esperienza del Living Theatre, profondamente immerso nella fenda stagione degli Anni Settanta, regista e interprete eclettico capace di fondere felicemente  tradizione e innovazione, per dar vita ad un teatro rivoluzionario, in cui lo spirito della cultura popolare si intreccia alle istanze autorali,  Carlo Cecchi si confronta con uno dei capolavori del Novecento: scritto nel 1921 per il celebre attore Ruggero Ruggeri e rappresentato per la prima volta nel 1922 a Milano, l’“Enrico IV” è un’opera emblematica, che tocca temi fondamentali della poetica pirandelliana.

L’alienazione mentale è il fulcro di una vicenda surreale in cui il tentativo di infrangere il muro invisibile che separa un individuo dai suoi simili – in nome della scienza e forse della carità –  richiede ai personaggi di prestarsi ad una, sia pur nobile, farsa: una simulazione che dovrebbe costringere il paziente a prender coscienza di ciò che lo circonda, rimettendo in moto l’orologio proprio a partire da quell’istante terribile della caduta da cavallo – con conseguente commozione cerebrale – che l’avrebbe indotto a immedesimarsi nell’antico imperatore. Un’espiazione tardiva per i partecipanti alla funesta cavalcata, coinvolti in un esperimento basato sul principio dello shock, ovvero sulla convinzione che un nuovo trauma possa cancellare le conseguenze del precedente e dare inizio a un processo di guarigione “liberando” il malato dalla sua (presunta) ossessione.

Viaggio a ritroso nel tempo – per i personaggi – costretti a rivedersi come erano allora, vent’anni prima, al momento della disgrazia, quindi a riconoscersi così mutati: non a caso la figlia indossa gli abiti della madre, per necessità di verosimiglianza, e la “cura” funziona in un certo qual modo, perché la recita risveglia ricordi e desideri, riaccendendo le antiche passioni e rivalità. Quella “mascherata” duplice sulla falsariga della cavalcata in costume va perfino oltre le aspettative, fa riaffiorare colpe e segreti inconfessati e l’irruzione dell’oggi tra le mura della “reggia” in cui il protagonista aveva trovato riparo spezza il silenzio e la quiete, scatenando la catastrofe.

Il pericoloso incontro con un infelice, dettato da un sentimento di compassione, si risolve in un’inattesa catarsi, il dramma si compie e il cerchio si chiude: i semi del male gettati vent’anni prima, imprudentemente e forse per pura incoscienza e insensibilità, hanno messo radici e dato frutti. Il danno è irreparabile e la singolare spedizione architettata con l’idea di riportare l’ordine in una mente sconvolta, sortisce l’effetto uguale e contrario di vanificare quel tentativo estremo di un individuo inadatto al mondo, incapace di sopportarne le regole e specialmente l’ipocrisia, di estraniarsi, tanto da innescare una sequenza di eventi che culminerà – inesorabilmente – in tragedia.

Se il folle (per finta) non vuol rientrare nei ranghi, quella provocazione del suo rivale, che l’ha sostituito nel cuore dell’amata, e gli si presenta dinanzi, accanto alla donna mutata dagli anni e all’immagine di lei qual era, lo ferisce profondamente riscuotendolo dall’equilibrio precario di quel suo privato teatrino, e inducendolo a compiere, protetto dalla maschera di irresponsabile, un atto che la civiltà, l’educazione, perfino la coscienza gli avrebbero (e avevano) impedito. Nella versione di Carlo Cecchi scompare l’ombra della malattia – la pazzia non ha più ragion d’essere, infatti quella del protagonista, sottolinea il regista è «una decisione dettata da una sorta di vocazione teatrale: «non per nulla, il teatro, il teatro nel teatro e il teatro del teatro, sono il vero tema di questo spettacolo».

Tags: Cagliari
Previous Post

Giappone, stop alla punizione corporale dei bambini per imporre la disciplina

Next Post

Iglesias, 22enne arrestato dalla polizia per spaccio di droga

Articoli correlati

Decimomannu, per Santa Greca arriva Rose Villain

Decimomannu, per Santa Greca arriva Rose Villain

Amici per sempre, i Pooh con 40 canzoni magiche incantano il pubblico nella meravigliosa Forte Arena di Pula

Amici per sempre, i Pooh con 40 canzoni magiche incantano il pubblico nella meravigliosa Forte Arena di Pula

Villasimius, al museo archeologico in mostra l’arte contemporanea di René Rijnink

Villasimius, al museo archeologico in mostra l’arte contemporanea di René Rijnink

L’Airsoft di Camp Delta Evolution al Combat Village: grande spettacolo a Cagliari con le qualificazioni ai mondiali

L’Airsoft di Camp Delta Evolution al Combat Village: grande spettacolo a Cagliari con le qualificazioni ai mondiali

Estate di spettacoli a Cagliari: cinema all’aperto nelle piazze e concerti nei parchi

Estate di spettacoli a Cagliari: cinema all’aperto nelle piazze e concerti nei parchi

Nora, la notte di San Lorenzo si balla per 10 ore consecutive

Nora, la notte di San Lorenzo si balla per 10 ore consecutive

Next Post

Iglesias, 22enne arrestato dalla polizia per spaccio di droga

No Result
View All Result
  • Cagliari
  • Hinterland
  • Sulla Sulcitana
  • Sud Sardegna
  • Sardegna
  • Calcio
  • Eventi
  • Contatti
  • SOSTIENICI

Copyright © 2024