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Capoterra, si becca il Covid e resta un mese in casa: “Controllato senza sosta dai medici dell’Usca”

by Paolo Rapeanu
2 Luglio 2022
in apertura1, sulla-sulcitana
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Capoterra, si becca il Covid e resta un mese in casa: “Controllato senza sosta dai medici dell’Usca”
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Ottenere una visita in tempi rapidi negli ospedali sardi è un’impresa, tra liste d’attesa lunghissime e visite in intramoenia bloccate da qualche giorno. C’è chi si fa il segno della croce e prega per poter essere controllato prima di possibili peggioramenti. La situazione della sanità isolana, più che critica, ha anche un piccolo rovescio della medaglia. Per quanto riguarda il Covid, l’assistenza domiciliare sembra essere perfetta. Giovanni Papi, 57 anni, impiegato tecnico nel settore delle apparecchiature mediche, residente a Capoterra, trapiantato di rene dal 2016, si becca il virus il 30 maggio: “Ho fatto le tre dosi di vaccino, i primi giorni la febbre mi è salita sino a 39,6 e stavo davvero male”. Papi è rimasto blindato in casa per un mese: “E, ogni giorno, sono stato seguito senza sosta dai medici dell’Usca, dopo che il mio medico di famiglia ha attivato il protocollo. Più di una chiamata ogni ventiquattr’ore, controlli costanti del livello di ossigeno nel sangue e tante rassicurazioni. Sono immunodepresso, ho avuto naturalmente paura che le mie condizioni potessero peggiorare”. Invece no: “Mi hanno ricoverato in regime di day hospital nel reparto di Medicina del Santissima Trinità e sono stato curato con la terapia monoclonale. Il ventotto giugno mi sono finalmente negativizzato, ora sto benissimo”.
Il cinquantasettenne si dice, ovviamente, “sorpreso del fatto che i medici dell’Usca mi abbiano sempre marcato stretto, visto tutto ciò che si legge e si sente sulla sanità sarda. Ringrazio loro, le dottoresse dell’Igiene Pubblica per i tamponi e il medico e l’infermiera dell’ospedale per la rapida somministrazione della terapia che mi ha fatto uscire dal tunnel del virus”.
Tags: capoterracovidUsca
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