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Cagliari, brucia il Circus Maccus: l’sos disperato di Virginia

by Redazione Cagliari Online
28 Giugno 2017
in cagliari, centro-storico
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E’ BRUCIATO IL CIRCUS MACCUS

aiutatemi a ricostruire un sogno per tutti! 
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Ieri sera mentre mi apprestavo a spegnere l’unica candelina riciclata per i miei 42 anni su una fetta di tiramisù, una perdita di gas ha fatto scoppiare il mio camper Maccus e tutto il suo contenuto. In quel momento io mi trovavo fortunatamente fuori dall’abitacolo, ma nelle immediate vicinanze, tanto che una fiammata mi ha lambito causandomi piccole e non gravi ustioni.
In meno di mezz’ora tutta la mia vita lavorativa ed affettiva, l’unica casa realmente mia (visto che vivo in affitto) si è ridotta in un mucchio di cenere. A nulla sono servite le urla senza pianto a nulla l’intervento dei pompieri.
Non è la prima volta che la mia vita va in fumo, sono abituata a giocare col fuoco, ma stavolta ho delle bruciature sul braccio e sul naso e i capelli puzzano ancora di fumo.
Ad ogni scoppio, ad ogni crollo il mio cuore si stringeva sempre più. Il pensiero fisso alla mia splendida chitarra adagiata delicatamente nella sua comoda custodia sui sedili anteriori e la vaga speranza che almeno quella si potesse salvare mi ha fatto dimenticare che insieme a lei in realtà stavano bruciando le casse audio per gli spettacoli con tutti i microfoni, parte della struttura autoportante per l’acrobatica aerea, la valigia dei trucchi, tutta la giocoleria, comprese le sfere cristal…
E poi il materassino della Thailandia, lo sgabello di Parigi i giocattoli dei bambini, le amache balinesi, le coperte i sacchi a pelo le foto i libri i diari. Ogni oggetto aveva la sua precisa collocazione e importanza, alcuni di loro mi appartenevano da tempo immemorabile.
Stanotte con gli occhi sbarrati sono entrata in ogni anfratto ormai svanito nel nulla e ho contato le totali e definitive perdite.
È incredibile la potenza del fuoco, di Shiva la distruttrice, che tutto annienta e fa sparire.
In meno di trenta minuti si è consumato lo spettacolo della mia vita e io stavolta ne ero la spettatrice.

“niente a questo mondo mi può trattenere”

Poi una gioia immensa mi ha attraversato e un senso di gratitudine e benessere ha dato un tonico alla mia anima affumicata.
“Mi trovo nel mio letto, i miei figli dormono tranquilli, domani mi sveglierò ancora e ricostruirò il mondo dalle ceneri. Niente d’irreparabile è accaduto, solo una perdita di cose sebbene care, di denaro, certezze ma anche di zavorra dietro alla quale celarsi e apparire. Ho pensato che questa vita vale la pena di viverla degnamente, con rettitudine. Quanta è bella l’onestà, il senso di fratellanza di amore incondizionato e puro. La leggerezza di essere senza possedere.
Io non sono il mio lavoro, non sono il mio camper, non sono i soldi che ho in tasca. La fiducia nella giustezza di tutte le cose, mi mostra il cammino da seguire. Un cammino fatto di piccoli passi quotidiani un cammino che dovrà essere più giusto e attento a ciò che nel mondo esiste aldilà di me. 
Il mio pensiero allora non ha potuto fare a meno di andare a coloro che un letto non lo hanno più e che hanno avuto la sorte di sorreggere il corpo morto e disarticolato del proprio figlio. In che oceano di disperazione e terrore vive la gente in guerra, la nostra guerra.
Ho sempre snobbato fb come mezzo di comunicazione ma naturalmente sono rimasta anche senza telefono ( chissà che bel panetto fuso sarà diventato!)e i tempi cambiano, è nella loro natura. Devo ammettere però che poter comunicare con il popolo di fb oggi mi consola. E poi ora a leggere si sa siete rimasti in pochi. Papà, che mai potrai rassegnarti alla mia “stranezza” e che sempre sarai in pensiero per me, le mie sorelle che state morendo dallo spavento, i miei amici più stretti e Fabio che eri con me. Se mi guardo in dietro vedo la mia vita come un insieme di perdite e di piccole e grandi catastrofi, stratificate come ere geologiche di cui si perde la memoria. Una cosa sola resta viva: la ricerca dell’amore e dell’affetto dei propri cari anche se spesso questo crea smottamenti ed eruzioni vulcaniche (ieri le fiamme superavano i pali della luce, … che spettacolo!).
Non so come verrò fuori da questa “enpasse” forse è ora che metta la testa a posto e mi trovi un “lavoro serio”, che smetta di pensare che sono un artista, che anch’io merito un uomo a fianco e che mi occupi dei miei figli e del loro bene fino a che morte non ci separi. Chissà se sono ancora in tempo e prendere questa retta via o se inforcando la bici con le hawaianas d’inverno me ne andrò a fare spettacoli in qualche angolo di strada per guadagnarmi il pane e la vita. In media res!!! Dice il saggio.
Che il fuoco alchemico della vita mi trasformi e mi forgi in un nuovo essere in grado di venire al mondo ogni giorno puro forte e saggio. Amen.

Virginia

 

Tags: Cagliaricircus maccus
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