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Blitz nei centri d’accoglienza dell’Isola: la situazione è drammatica

by ale2
27 Giugno 2017
in sardegna, sassari
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Minori in promiscuità con adulti, donne abbandonate in centri di accoglienza con decine di uomini, giovani nati in Italia da genitori stranieri rinchiusi nei Cie (Centri di educazione espulsione), Hotspot inaccessibili alla società civile, centri d’accoglienza fuori dai centri urbani in strutture inadeguate e in alcune province in mano alla criminalità organizzata. E’ questo lo scenario che emerge dal Rapporto nazionale della campagna LasciateCIEntrare sull’accoglienza dei migranti sul territorio nazionale, presentato ieri all’Hostel Marina a Cagliari.

 Tra il 10 gennaio e il 3 dicembre 2015 gli attivisti hanno visitato almeno 80 strutture quali Cie, Cara, Cas, Hub, tendopoli e punti informali, 15 le visite negate.

 All’incontro hanno partecipato Yasmine Accardo, referente dei territori di LasciateCIEntrare, Francesca Cadeddu, operatrice legale per i minori stranieri non accompagnati, Giacomo Dessì del Presidio Piazzale Trento di Cagliari. Ha moderato Roberto Loddo, direttore de il Manifesto sardo.

 Tra le pagine del dossier i resoconti di due visite nel centro di Elmas, definitivamente chiuso a dicembre 2015. Assenza di armadi, comodini, porte e riservatezza nelle camerate, bagni con perdite d’acqua dai soffitti anche in piena estate sono i ricordi della struttura, circondata da una recinzione alta diversi metri e sita all’interno della zona militare dell’aeroporto di Elmas.

 In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, il 20 giugno, la delegazione regione Sardegna per la Campagna LasciateCIEntrare ha organizzato alcune visite nei CAS, nella provincia di Sassari, nel nord della Sardegna. Le visite sono state portate avanti, nonostante il silenzio da parte della Prefettura competente sulla richiesta di un’autorizzazione alle visite.

La delegazione ha visitato quattro centri di accoglienza: l’ex ristorante Caravel sito nella zona industriale di Predda Niedda, l’ex discoteca Kiss Kiss sulla Ss 131, km 224+300 nel Comune di Porto Torres, il Pagi, ex Tribunale dei Minori di Sassari e l’Hotel Porto Pozzo, nel Comune di Santa Teresa di Gallura.

 Nei due centri in cui è stato possibile visitare i locali interni (tra cui cucina, refettorio, stanze, bagni e sala comune), la situazione è drammatica e non rispetta affatto gli standard minimi dell’accoglienza, né tanto meno, le condizioni ottimali di lavoro del personale dipendente. Le strutture ospitano centinaia di persone in totale assenza di privacy e riservatezza, in luoghi isolati, lontani dai centri abitati o in contesti fortemente degradati, privi di servizi.

 In particolare, nella ex discoteca Kiss Kiss, gli ospiti sono divisi su due piani, le donne in stanze da 8 o da 10 posti letto al piano superiore e gli uomini in due ambienti al piano terra. Decine di letti a castello sono sistemati nella ex pista da ballo e un altro gruppo in una stanza attigua. Non sono stati notati riadattamenti della struttura da luogo di divertimento a struttura residenziale: nell’enorme pista da ballo, gli angoli un tempo dedicati ai “privè” sono utilizzati dagli ospiti per consumare i pasti, in altri ci sono accatastati mobili (divanetti e tavolini). Tutta la sala principale è quindi priva di finestre ma dotata di porte anti-panico. Unico dettaglio che non passa inosservato è la brandizzazione della struttura: tutte le porte sono rivestite del brand dell’associazione che gestisce il centro. L’ex discoteca Kiss Kiss è sita a poche centinaia di metri dalla principale strada statale dell’Isola, ma gli ospiti lamentano la distanza eccessiva dalle città di Porto Torres e Sassari, e soprattutto, la pericolosità dell’attraversamento a piedi della statale per raggiungere le fermate dei mezzi pubblici.

 

Il Report. L’ex ristorante Caravel è situato nel cuore della zona industriale di Sassari in un ambiente fortemente degradato e lontano dai centri abitati, se si escludono le residenze di cittadini di origine cinese che lavorano nei capannoni circostanti. Strade senza asfalto, carcasse di auto bruciate, cani randagi, cumuli di rifiuti sono la scenografia di questo angolo alle porte della città. All’interno soggiornano una donna nigeriana (l’ultima di un gruppo di donne che ha abbandonato il centro per entrare nel giro della prostituzione) e un centinaio di uomini, alcuni minorenni, che vivono in stanze con almeno 8 posti letto, fabbricate al secondo piano di un grande magazzino. Il primo piano, un tempo adibito a ristorante, oggi ospita l’entrata del CAS, gli uffici del personale, la cucina, il refettorio e una sala comune con anche un piccolo spazio organizzato come palestra e uno come “sala” di preghiera. L’unico ambiente in condizioni presentabili è la cucina, eredità del ristorante rimasta integra e funzionante. Ci colpiscono in particolare: l’uscita esterna delle stanze da letto, che affacciano su un terrazzo senza protezioni e confinante con il magazzino del negozio dei cinesi, alcuni punti sono anche pericolanti; i bagni degli ospiti (piccoli e pochi rispetto alla capienza), una sala adiacente la sala comune ricca di calcestruzzo, macerie e materiali da lavoro dove i giovani operatori cercano di portare avanti le attività ricreative per gli ospiti (come l’agricoltura sinergica).

 Negli altri due centri le informazioni ricevute dagli ospiti raccontano difficoltà nella gestione della vita comunitaria, dal poco dialogo con gli operatori alla gestione dei pasti.  Le principali denunce degli ospiti dell’ex Tribunale dei Minori riguardano la distanza dalla fermata dei mezzi pubblici e la gestione degli alimenti. I pasti sono forniti da un catering in porzioni singole sigillate e trasportate in contenitori isotermici. Il menù non prenderebbe in considerazione nemmeno un pasto simile a quello dei paesi di provenienza degli ospiti che con il loro pocket-money mensile acquistano. A Porto Pozzo, a pochi km dalla struttura, troviamo alcuni ospiti in attesa da ore del passaggio del bus per raggiungere Santa Teresa di Gallura, centro abitato più grande immediatamente vicino. Lamentano l’assenza di corsi di lingua, di progetti di interazione e la mancanza di mezzi di trasporto, soprattutto per i bambini che devono recarsi a scuola, camminando sulla strada provinciale senza marciapiede.

 

( fonte ufficio stampa Presidio Piazzale Trento)

Tags: centro accoglienza migranti
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