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Sardara, il castello di Monreale è in pericolo

by Valeria Putzolu
22 Agosto 2023
in area-vasta, il-diavolo-sulla-sella
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Sardara, il castello di Monreale è in pericolo
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Il guardiano al centro del Medio Campidano in pericolo: la passerella, la ringhiera metallica e parte del cancello risultano danneggiati da pietrisco e macerie anche di discrete dimensioni che, alzando lo sguardo, si capisce bene che provengono dalle mura lesionate e pericolanti. È il castello di Monreale, o meglio, ciò che resta della fortezza militare ma anche residenza reale che svolse un ruolo di primo piano nel sud Sardegna in età giudicale.
Nato per controllare le vie di collegamento tra sud e nord dell’Isola, accolse Teresa d’Entença, moglie dell’infante Alfonso d’Aragona, Mariano IV ed Eleonora. Impossibile non notarlo dalla Ss131 e ancora più irresistibile non pensare di trovarsi lì, in cima al colle, per ammirarlo e osservare il panorama affianco alle mura che, possenti, dominano ancora, come in passato, simbolo di una maestosità consolidata dal XIII secolo in poi. Si arriva al castello attraverso vari sentieri immersi nella vegetazione: una passeggiata in salita che viene ripagata dal silenzio del tempo. Gli abitanti attuali sono i corvi reali, che sorvolano la fortezza come guardiani. Il paesaggio che si ammira da lassù è mozzafiato: si può osservare tutto il Medio Campidano, si intravedono il mare e i monti del centro Sardegna. Ma scrutando bene le rovine non si può anche non notare il degrado in cui versa il luogo. Questo è il racconto di chi ha visitato di recente il castello, addentrandosi anche dentro le mura “protette” da un cancello oramai divelto e che permette di accedere con facilità a chiunque. “Oggi, dopo tanti anni in cui intravvedevo le sue mura dalla 131 e mi ripromettevo di andarlo a visitare finalmente ci sono stato.
Lasciata la macchia alle pendici del colle, dopo una breve passeggiata di una mezz’ora resa un minimo faticosa per la pendenza e il caldo soffocante di questa stagione, eccolo lì, arroccato sulla cima, con le mura perimetrali possenti e in gran parte intatte.
Ma la meraviglia per la vista di queste splendide vestigia non dura molto: giunti in prossimità del monumento ci si accorge che i lavori fatti (recentemente?) per rendere fruibile il monumento risultano incompiuti e abbandonati all’incuria, oltreché ai soliti deficienti vandali. Subito prima del muro di contenimento è piazzata una grande insegna che, oltre a dare le informazioni salienti del sito annuncia la consegna dei lavori per il novembre 2021. Erbacce alte e cespugli (che in certi tratti diventano vera e propria macchia) ormai si insinuano non solo tra le passerelle metalliche ma anche tra le pietre del monumento; ad un certo punto il percorso si snoda: una baracca in legno, semidistrutta, fa bella mostra di sé; proseguendo si cammina tra il muro di contenimento e le alte mura perimetrali: sulla sinistra delle pietre adagiate in buon ordine e contrassegnate da sigle in rosso (in attesa di essere ri-posizionate quando riprenderanno i restauri?). Finalmente si arriva all’ingresso, è qui la sorpresa peggiore: la recinzione che delimita dei lavori ancora in corso e mette in guardia dai crolli è ampliamente disarticolata; il cancello che chiude l’interno divelto e i crolli non sono sono un potenziale pericolo. La passerella, la ringhiera metallica e parte del cancello stesso risultano danneggiati da pietrisco e macerie anche di discrete dimensioni; alzando lo sguardo si capisce bene da dove provengono: parte di quelle possenti mura appaiono lesionate e pericolanti.
Tutto ciò spiace molto, questo dovrebbe essere un monumento nazionale per la Sardegna. Dispiace e fa rabbia trovare questo luogo crocevia di tante vicende della nostra più importante storia (che evidentemente molti ignorano) nel più totale abbandono”. Non solo: all’interno delle mura sono presenti profonde cisterne anche “nascoste” dalla fitta vegetazione, un potenziale pericolo per chi si addentra senza autorizzazione, un dovere in più potenziare, quindi, attuare la salvaguardia del luogo. Un appello rivolto alle istituzioni: “RAS – Regione Autonoma della Sardegna, Provincia del Sud Sardegna, 
Comune di Sardara, mi aspetto interveniate al più presto”.
Tags: sardara
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