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Marco, imprenditore sardo beffato: “Distributore chiuso alle 18 e niente aiuti, come pago le bollette?”

by Paolo Rapeanu
30 Novembre 2020
in apertura1, area-vasta
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Marco, imprenditore sardo beffato: “Distributore chiuso alle 18 e niente aiuti, come pago le bollette?”
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Ha lavorato, seppur con tutti i problemi legati alla pandemia, che nel suo caso specifico si possono tradurre con due sole parole, “meno clienti”, da marzo a oggi, superando anche i mesi estivi. Ma la doccia fredda per Marco Manca, imprenditore 38enne di Ussana, è arrivata qualche giorno fa. Da quasi tre anni le uniche sue entrate arrivano grazie a un distributore di cibi e bevande che ha in via Roma: “Non ho altri lavori, io e la mia compagna possiamo campare solo così”, premette Manca. Il sindaco ha diramato una nuova ordinanza contro il Covid. Rischio assembramenti, sino al prossimo quattro dicembre i distributori automatici devono stare sbarrati dalle 18 alle cinque del mattino. Una decisione che comporta, per Manca, un fisiologico calo degli affari, ma non solo: “Tenere fermi i macchinari per tante ore, soprattutto i distributori di caffè, cappuccini e thè solubili, porta le valvole a danneggiarsi prima del tempo. E sostituirle, naturalmente, costa. L’ultima bolletta della luce, poi, è di 462 euro, ora come ora non posso pagarla. Ho fatto un grosso sacrificio per riuscire a garantire uno degli ultimi affitti, quattrocento euro. In casa abbiamo due automobili, anche quelle hanno costi, come la benzina, e spese fisse”.
Manca si sente doppiamente beffato: “Il Governo, per me, non prevede nessun ristoro. Faccio parte dei commercianti al dettagli dei generi alimentari, perchè le botteghe possono restare aperti anche dopo le 18 e io no? Ho fatto presente la mia situazione al Comune, mi hanno risposto che ora come non possono aiutarmi. Anche nelle ultime settimane, dopo il coprifuoco delle 22, qualche infermiere o lavoratore notturno acquistava nel mio distributore. Ora, invece, zero guadagni. E, paragonando ottobre 2020 con ottobre 2019, ho incassato mille euro in meno”.
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